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Silpa il Fiorentino

Nato cent'anni fa in Italia, lo scultore Corrado Feroci ha avuto una prodigiosa fortuna in Thailandia.
E Bangkok celebra Silpa il fiorentino.
Emigro' nel regno del Siam nel 1923 e riformo' l'arte del Paese. Per il centenario della nascita ora si danno grandi feste. Gli studenti lo invocano prima degli esami. Ma quasi nessuno ricorda da dove veniva.
Firenze, dove nacque, nessuno se lo ricorda, ma in Thailandia, dove mori', ne hanno fatto un Dio. La sua memoria qui e' veneratissima, la sua statua nel cortile principale dell'Universita' delle Belle Arti e' sempre circondata di fiori, il museo aperto in suo nome e' un commovente reliquiario di tutto quello che "il professore" in vita sua fece e tocco'. Anche i thailandesi pero', nella loro venerazione del "professore", dimenticano qualcosa: che era italiano e che il suo vero nome era Corrado Feroci. In Thailandia Feroci, venuto qui come scultore di corte agli inizi degli Anni Venti, e' conosciuto come Silpa Bhirasri, nei libri di storia si parla di lui, Silpa Bhirasri, come del fondatore dell'art e moderna thailandese e quando, qualche tempo fa, la qui amatissima figlia del re, la principessa Sirindhorn, e' andata ad inaugurare le grandi celebrazioni del centenario della nascita del "professore", nei discorsi ufficiali si e' parlato esclusivamente di questo Silpa Bhirasri, che solo dalle foto . si capiva . di thailandese aveva ben poco, a parte quel nome. La storia di Feroci e della sua avventura nel regno del Siam (cosi' si chiamava allora la Thailandia) e' interessante nel quadro del continuo, contraddittorio e spesso frustrante tentativo di dialogo fra Occidente ed Oriente. E' una storia che va vista sullo sfondo della spinta dell'Asia a voler essere moderna alla maniera europea e della sua pretesa di accorciare la strada andandosi a comprare, come fossero dei mercenari, i portatori di quella modernita'. Il fenomeno comincio' nel secolo scorso quando l'Occidente, con le sue navi ed i suoi imbattibili cannoni, busso' alle porte dell'Asia e pretese dei privilegi coloniali. Il Giappone, importando tecnici, militari, giuristi ed amministratori occidentali, nel giro di pochi anni divenne uno Stato moderno e presto fu lui stesso una potenza coloniale. Nel Siam, in piccolo, successe qualcosa di simile. Il Paese era sottoposto alla pressione di due imperi coloniali, fra loro rivalissimi, ad oriente quello francese, d'Indocina, ad occidente quello inglese dell'India e delle sue dipendenze. Per evitare di cadere sotto l'influenza dell'uno o dell'altro, la corte di Bangkok ando' a cercare in un Paese europeo neutrale i suoi mercenari missionari di modernita'. E cosi', per ragioni geo politiche, che la scelta cadde sugli italiani. Ne vennero alcune decine, soprattutto architetti ed ingegneri. Molti erano piemontesi. Il re Chulalangkorn era stato due volte ospite a Torino e voleva che in qualche modo la sua capitale, Bangkok, allora una fatiscente citta' di legno su dei canali, acquistasse un po' di quella monumentale austerita' che lo aveva cosi' tanto colpito nella prima capitale italiana. E' grazie all'opera degli italiani che la "citta' degli angeli" (questo il significato di Bangkok) fra la fine dell'Ottocento e l'ultima guerra ha cambiato letteralmente faccia. Tutti i maggiori edifici in pietra della citta', dal Palazzo dove risiede il re a quello del Parlamento, i principali ponti ed i principali monumenti del centro storico furono progettati, costruiti, affrescati e decorati dagli italiani. Dopo le grandi dimostrazioni di maggio ed il massacro (1992), da parte dell'esercito di alcune decine di giovani, il Monumento alla Democrazia attorno al quale avvennero gli scontri piu' violenti e' diventato il simbolo della nuova coscienza della Thailandia. Pochi si ricordano che anche quel monumento fu fatto da un italiano, appunto da Corrado Feroci.
Continua